Grimoaldo

Il Nome, la Sua Storia

     Il colore che predomina in questa stanza , è il colore dell’ottimista ad oltranza, sincero ed aperto, il suo atteggiamento è energico e brillante, apprezza la vita, esprime  ovunque coraggio; simbolicamente, rappresenta a tutto tondo la  personalità di Grimoaldo.

(… Gli Avari, entrati in Forum Iulii con il loro re, misero a sacco tutto ciò che trovarono; poi, data la città alle fiamme, ne trascinarono via prigionieri gli abitanti con la falsa promessa di riportarli in quelle terre di Pannonia dalle quali erano usciti. Invero, durante il ritorno in patria,gli Avari, giunti a un campo detto Sacro, decidono di passare a fil di spada tutti i Longobardi di maggiore età e di dividersi le donne e i bambini per farne degli schiavi. Ma Tasone, Caccone e Rodoaldo, i figli di Gisulfo e di Romilda, accortisi dell’inganno degli Avari, montati subito a cavallo, si diedero alla fuga. Uno di essi, pensando che il fratello Grimoaldo fosse troppo piccolo per riuscire a tenersi su un cavallo in corsa e ritenendo più opportuno ucciderlo di spada anziché lasciarlo a sostenere il giogo della servitù, decise di ammazzarlo. Aveva già alzato la lancia quando il fanciullo disse in lacrime:

     “Non uccidermi, ché io riesco a reggermi”.

     L’altro allora protese la mano, lo afferrò per un braccio, lo issò sul dorso nudo d’un cavallo esortandolo a tenersi ben saldo. E il fanciullo, afferrate le briglie, tenne dietro ai fratelli, mentre gli Avari, non appena accortisi di quella fuga, si davano a un furioso inseguimento. Chi correva veloce, riuscì a porsi in salvo; ma il piccolo Grimoaldo fu catturato da uno degli inseguitori che aveva corso più forte di lui. Questi, vedendolo così bambino, non volle ucciderlo; decise piuttosto di farne in seguito uno schiavo. Intanto lo riportava verso l’accampamento  e ne tratteneva il cavallo per le briglie, e non la smetteva di rallegrarsi di sì nobile preda perché  il fanciullo era di bell’aspetto, di occhi vivaci, di capelli lunghi e biondi,quando, dolendosi d’essere trascinato prigioniero e mostrando nel suo piccolo cuore un grande coraggio, Grimoaldo sguainò una spada, quale l’età sua gli permetteva di portare, e la diede sulla testa, con tutta la violenza di cui fu capace, all’Avaro: e fu un colpo che, arrivandogli sino al cervello, lo sbalzò di sella. Lieto il piccolo Grimoaldo volse allora il cavallo in fuga e alla fine riuscì a ricongiungersi con i fratelli a cui procurò grandissima gioia raccontando come s’era liberato e aveva ucciso il nemico… Paolo Diacono - Storia dei Longobardi)